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Tra i migliori vivai in Europa, l’Atalanta da sempre valorizza i giovani destinati al salto nel grande calcio: una tradizione dettata da bilancio, pianificazione e scouting. 

(1) Valorizzare i giovani, (2) investire nello scouting, (3) scommettere su giocatori dal potenziale inespresso (o non ancora del tutto espresso): sono da sempre questi i 3 pilastri del ‘Modello Atalanta’.

 1- IL VIVAIO

Il vivaio nerazzurro è sinonimo di eccellenza e la linea intrapresa è sempre stata quella di valorizzare i talenti cresciuti nel settore giovanile del club, monetizzando al momento giusto e reinvestendo per rafforzare e consolidare la rosa.

Primo, storico artefice della valorizzazione della linea verde è stato Mino Favini, classe 1936, ribattezzato “Il Mago” per i suoi successi sul campo, responsabile del settore giovanile dell’Atalanta per 25 anni. 

2- LO SCOUTING

Il secondo pilastro, che inevitabilmente si intreccia anche col primo, è quello legato alla ricerca del talento. E in casa Atalanta l’eredità di un’autentica leggenda del settore come Mino Favini, scomparso nel 2019, è stata raccolta nel 2014 da Maurizio Costanzi, ex direttore del settore giovanile del Chievo. Responsabile dello scouting nerazzurro, Costanzi gestisce una rete di osservatori che parte dal territorio lombardo e arriva fino a luoghi e campionati sconosciuti ai più.

Ed è qui che entra in gioco un’altra figura chiave del progetto Atalanta: il responsabile dell’area tecnica, Giovanni Sartori, oggi probabilmente il migliore nel suo ruolo nel panorama italiano.

3- LE SCOMMESSE DI UN ‘MERCATO DIVERSO’

A far davvero la differenza in questi anni è stata però la capacità dell’Atalanta di muoversi con grande intelligenza sul mercato, di cogliere le occasioni senza indugi e scommettere su giocatori che non avevano ancora espresso a pieno il loro potenziale, a volte con investimenti sostanziosi ma che si son sempre rivelati oculati. E non si può parlare del modello Atalanta senza sottolineare in tal senso il lavoro, l’intraprendenza e il senso degli affari di Luca Percassi, figlio del presidente Antonio ma soprattutto amministratore delegato del club. E’ lui, insieme a Sartori, a prendere le decisioni sui colpi più importanti ed onerosi, è lui ad aver avuto l’ultima parola sulle operazioni che hanno permesso alla Dea di spiccare definitivamente il volo.

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